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Proclamazione di Restaurazione

Della Restaurazione dell’Ordine Giusto nella Società Civile

Preambolo

Sia considerato, con quella seria e deliberata attenzione che esigono le questioni di profonda conseguenza morale, che noi, i quali ci troviamo eredi di una particolare tradizione civilizzatrice — che ricevette per la prima volta forma istituzionale coerente sotto gli auspici della Repubblica Romana e dei suoi primi legislatori; tradizione i cui principi di libertà e di giustizia furono in seguito incarnati negli statuti medievali dei liberi comuni e nello Statuto Albertino del 1848; ulteriormente raffinati e affermati nella Costituzione della Repubblica Italiana del 1948; e il cui spirito — attraverso l’eredità romana di diritto e di repubblicanesimo — è perdurato nell’ordine costituzionale dell’Italia e nei diritti del popolo italiano entro i nostri stessi territori fino al giorno d’oggi —

ci troviamo oggi obbligati, dai più solenni dettami del sentimento naturale e del dovere, a parlare della sua preservazione.

Dichiarazione

È dunque con la gravità imposta dalla nostra condizione di agenti morali che dichiariamo quanto segue: Noi costituiamo un popolo unito non soltanto da circostanze temporali, ma dall’eredità comune di costumi, leggi e di un modo distinto di esistenza sociale. È dovere di ogni società, come di ogni individuo, assicurare ciò che è necessario alla sua preservazione e al suo fiorire. Non possiamo perciò, in buona coscienza, acconsentire all’alienazione dei nostri mezzi di sussistenza, dei nostri diritti consolidati, delle nostre terre o dei frutti della nostra industria collettiva, sia che tale alienazione sia tentata con forza aperta, con artificio clandestino o con qualsiasi altro mezzo contrario alla giustizia naturale.

Risoluzioni

Da queste riflessioni sorgono le seguenti risoluzioni, che si raccomandano allo spettatore imparziale come insieme giuste e necessarie:

PRIMA, Poiché siamo i discendenti e gli eredi legittimi dei primi coltivatori e fondatori di questi territori, e portiamo la responsabilità verso le generazioni future, affermiamo che la proprietà ultima e inalienabile di queste terre ancestrali, nonché di tutti i beni che legittimamente ne derivano, risiede nel nostro corpo politico. Tale rivendicazione non si fonda sulla mera conquista, bensì su quella lunga e ininterrotta applicazione di lavoro e di cura che, secondo i sentimenti universali dell’umanità, costituisce il titolo più rispettabile alla proprietà.

SECONDA, Poiché la simpatia e la fiducia che formano il vincolo di ogni società stabile sono minate dall’introduzione di moltitudini prive di comune fedeltà o di scopo condiviso, affermiamo che è nostro diritto naturale e doloroso dovere — dovere imposto dall’obbligo supremo della preservazione di sé — regolare la composizione della nostra comunità. Possiamo così, con profondo rammarico ma con ferma necessità, essere costretti a escludere quelle persone o associazioni la cui presenza, essendo contraria alla volontà collettiva e all’ordine stabilito della nostra società, minaccia la sua stessa coesione e la sicurezza dei suoi abitanti originari.

TERZA., Poiché il sistema della proprietà è il fondamento di ogni progresso e la sua violazione una ferita all’ordine sociale, manteniamo una rivendicazione primaria a ricercare la restituzione di quei beni che sono stati ingiustamente alienati dall’eredità dei discendenti di queste terre. Che tale alienazione sia avvenuta in epoca recente o più lontana, se è stata effettuata con frode, con forza o con la perversione delle leggi o delle istituzioni pubbliche, l’ingiuria originaria permane. È dunque esigenza di giustizia, essenziale per la restaurazione di relazioni eque, che tali beni siano restituiti alla custodia del popolo da cui furono sottratti, a beneficio delle generazioni presenti e future.

Così, guidati dalla luce calma della ragione e da un fermo rispetto dei principi della giustizia naturale, esponiamo queste considerazioni, non come dettami della passione, bensì come le solenni conclusioni di un popolo mosso da un sincero desiderio di restaurare quell’ordine giusto che è l’unico fondamento sicuro della sicurezza, della prosperità e della rettitudine morale di ogni società civile.